Eccellenze Abatesi - Comune di Sant'Antonio Abate
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Eccellenze Abatesi
FAGIOLO "MUSTACCIELLO" DI SANT'ANTONIO ABATE

IL FLOROVIVAISMO - DOPO FIORINFESTA EXPO' 2010
Le cifre La Campania è tra le regioni leader nel comparto florovivaistico e lo testimonia un dato su tutti: il valore della produzione di fiori e piante in vaso in circa 210 milioni di Euro, ovvero il 13% dell’intera PLV florovivaistica nazionale ed il 38% di quella del Mezzogiorno. Le imprese agricole sono circa 250.000 ed hanno una dimensione media di 2,4 ha. Il 9% della superficie nazionale investita per la coltivazione di fiori e piante ornamentali si trova in Campania. Le aree Le statistiche congiunturali sulle coltivazioni agricole rilevano una superficie “fiori recisi” di circa 1.700 ettari ed una superficie pari a 200 ettari per le “piante in vaso”. Nelle due tipologie di coltivazione Napoli ha il netto primato; Salerno sia per la prima che per la seconda tipologia, nell’ultimo quinquennio ha visto aumentare ha visto aumentare la sua superficie floricola di parecchi ettari. Un esempio per tutti la coltivazione della rosa nella piana del Sele. Lo stesso andamento si è verificato nelle altre province campane, va citato Avellino sia per il maggior aumento di superfici coltivate a fiori recisi in piena aria, che per le piante in vaso coltivate in serra. Le aree di coltivazione sono presenti vicino al mare, a braccetto con la storia dei luoghi campani, ricchi di tradizione, arte e paesaggi unici al mondo. Per garantire prodotti di qualità durante tutto l’anno, nel periodo estivo si coltivano i fiori, soprattutto bulbose, nelle aree più fresche delle colline interne. “Fiori della Campania” I punti di forza dei fiori campani sono la qualità e la lunga durata in vaso. Il clima mite durante tutto l’anno, la presenza dei terreni particolarmente fertili, la memoria delle tradizioni e la ricerca continua dell’innovazione, la grande passione e le capacità professionali degli operatori costituiscono, da sempre, i caratteri distintivi della nostra floricoltura che oggi rappresenta una importante realtà produttiva a livello italiano ed europeo. In Campania si coltivano, infatti, più di 1.600 ettari di fiori e foglie, di cui oltre 1.200 in serra. Più del 30% della produzione italiana di fiori e foglie proviene dalle oltre 2.000 aziende presenti in Campania. Il marchio e le etichette che identificano il prodotto “Standard garantito Fiori della Campania” sta ad indicare che sono stati realizzati attraverso una successione di fasi: realizzazione di un set di modelli di logo, successivamente sottoposti a valutazione di una commissione tecnica, con conseguente approvazione di quattro ipotesi di logo; le suddette ipotesi di logo sono state oggetto di referendum tra i soggetti intervenuti alla manifestazione “FLORA 2003”, svoltasi presso il Nuovo Mercato dei Fiori di Ercolano. La figura mostra il logo prescelto. Variazioni di dettaglio sono state apportate al logo dalla commissione tecnica; il marchio è stato registrato presso la CCIAA di Napoli. La Regione Campania, con delibera di Giunta Regionale n. 6484 del 30.12.02, ha approvato, tra l'altro, questo progetto, che nasce dalla considerazione che il settore florovivaistico campano è caratterizzato dalla presenza di un alto numero d'aziende, con una diversificata offerta di prodotti, che produce secondo livelli tecnologici e tipologie aziendali molto differenti fra loro. Questa realtà del settore si traduce in un offerta disomogenea e non sempre standardizzata secondo le richieste del mercato. Infatti il progetto, in via prioritaria, è finalizzato alla implementazione di un sistema volontario di certificazione delle produzioni da parte degli operatori floricoli e alla creazione di un marchio di qualità per la floricoltura regionale al fine di valorizzarne le produzioni florovivaistiche. L'effetto generale sull'immagine del fiore campano, percepita dagli operatori commerciali dei mercati nazionali ed internazionali, è quello di un prodotto, spesso con ottime caratteristiche, ma non sempre affidabile per costanza e omogeneità delle forniture. Da tale constatazione nasce l'esigenza di fornire al settore florovivaistico regionale strumenti che gli consentano di migliorare gli aspetti inerenti la costanza degli standard (efficace gestione del raccolta e post raccolta) e una riconoscibilità, da parte del mercato, per le produzioni che garantiscano le caratteristiche definite dallo standard. Il progetto ha l'obiettivo di valorizzare le produzioni florovivaistiche campane attraverso l'istituzione di un marchio per le produzioni che rispettano le caratteristiche stabilite da specifici standard di prodotto. Il marchio è identificato come "Standard garantito". L'uso del marchio è disciplinato da un apposito regolamento di marchio e l'autorizzazione è concessa esclusivamente alle aziende che, volontariamente, si sottopongono al sistema di controllo definito dallo schema di certificazione. La certificazione e la conseguente autorizzazione all'uso del marchio, è gestita daIs.Me.Cert (Istituto Mediterraneo di Certificazione dei prodotti e dei processi del settore agroalimentare) quale Organismo di certificazione. Dopo una prima fase di impostazione progettuale, svolta in concomitanza con l' IS.ME.CERT., nella quale sono stati messi a punto i meccanismi di gestione del sistema di controllo e certificazione e l'iter procedurale del "Sistema volontario di certificazione" che disciplina le modalità, il funzionamento e gli adempimenti per l'utilizzo del marchio da parte dei soggetti interessati (schema del piano di controllo, schede tecniche delle specie floricole, domande e regolamento per la concessione del marchio, ecc). Nell’iniziativa sono stati coinvolti gli STAPA-CePICA (Settore Tecnico Amministrativo Provinciale per l’Agricoltura - Centro Provinciale Informazione e Consulenza in Agricoltura) di Napoli e Salerno, le OO.PP. di categoria operanti sul territorio, le strutture di commercializzazione (cooperative e mercati), aziende florovivaistiche specializzate e nel corso di diverse riunioni, coordinate dal SeSIRCA (Settore Sperimentazione, Informazione, Ricerca e Consulenza in Agricoltura) e tenutesi presso la sede del mercato dei fiori di Ercolano, sono stati attivati dei gruppi di lavoro, che partendo dalla pubblicazione della Regione Campania "Le produzioni di qualità nel florovivaismo" del 2000 e secondo delle proprie competenze, hanno verificato ed aggiornato tutte le schede degli standard di qualità delle specie floricole divise per categorie di qualità (Extra, Prima e Seconda), che costituiscono la base del sistema di autocontrollo. Il Paese Sant’Antonio Abate confina con i comuni di Pompei, Scafati, Angri, Lettere, Gragnano, S. Maria la Carità. Dista da Napoli, capoluogo, km 36 ed è situato al confine con la provincia di Salerno. L’altimetria massima del Comune è di m. 225, la minima è 8 m. e quella riferita alla piazza principale del paese è di m. 20. Sant’Antonio Abate ha una popolazione di circa 19.000 abitanti su una superficie territoriale di kmq. 7,5. Si trova al centro di grandi città come Castellammare di Stabia (Na) da cui dista km 8, Scafati (Sa) da cui dista km 4 ed Angri (Sa) da cui dista km 3. La maggior parte del territorio si estende in pianura e solo una parte forma la zona pedemontana che tocca il territorio di Lettere. Il territorio è attraversato da un piccolo fiume il Marna, affluente del Sarno, che ha una lunghezza di circa 3 km e termina il suo percorso nel Comune di Pompei. Il clima è abbastanza mite per la vicinanza del mare, con inverni poco rigidi, ma umidi ed estati non troppo calde. Sant’Antonio Abate ha fatto parte di Lettere fino al 1925, allorquando si staccò diventando un Comune autonomo. E’ un paese abbastanza prospero vivendo fino a pochi lustri d’agricoltura e sviluppando negli ultimi decenni una competitività industriale basata sulla produzione e trasformazione del pomodoro. Anche l’agricoltura ha introdotto negli ultimi tempi nuove colture specializzate come quella dei fiori (gladioli, garofani, anemoni). Nella zona pedemontana si coltivano vite, ulivo, agrumi, frutta; mentre nella zona valliva sono sviluppate le coltivazioni d’ortaggi, legumi, ecc. L’attività agricolo- industriale è legata quindi essenzialmente alla produzione e trasformazione del pomodoro che viene lavorato nelle numerose industrie del paese. Si contano, infatti, circa 20 industrie conserviere con largo impiego di mano d’opera del paese e centri viciniori. La risorsa floricola Il territorio di Sant’Antonio Abate si estende su una superficie territoriale complessiva di Kmq. 7,87 circa, con gran parte del territorio pianeggiante e una piccola zona a giacitura montana, e che la parte pianeggiante del territorio, grazie anche al clima mite dovuto alla vicinanza del mare ed in parte umido perché posto alle pendici dei Monti Lattari, sfrutta l’agricoltura come una delle prime attività economiche, con l’introduzione di colture specializzate, quale soprattutto la coltivazione di fiori. Circa 250 sono le aziende floricole, che rappresentano gran parte dell’economia locale. Le attività svolte dalle aziende locali sono prevalentemente legate alla produzione a alla commercializzazione di fiori e piante per il consumo intermedio (vivaismo) e finale (floricoltura). Le specie La parte consistente della superficie agricola locale dedicata al florovivaismo è coltivata a fiori recisi, mentre una parte residua è dedicata alla coltivazione del fogliame. I fiori recisivengono coltivati in serre, e grazie a questo tipo di coltivazione le varie specie sono reperibili tutto l’anno. I fiori recisi vengono usati per creare composizioni destinate alla decorazione o per creare addobbi per cerimonie e ricevimenti di vario tipo e sono usati da sempre come articolo da regalo per varie occasioni. Le specie prodotte dalle aziende floricole abatesi si distinguono in gigli lilium, che rappresentano la maggior parte della produzione. Altre tipologie di fiori recisi prodotti sul territorio locale sono le rose standard, tulipani, garofani standard, gerbere, gladioli,anthurium e produzione di tipo orientale. Le specie di fogliame prodotto si distinguono in aralia, aspidistria, eucaliptus e pittosporum tobira. Tra le piante in vaso le specie più rilevanti sono la begonia elatior, la poinsettia ed il geranio. Proloco Paese Mio
CARNI, INSACCATI E SALUMI
Settore produttivo in cui abbondano le produzioni tipiche delle quali si fornisce, di seguito, un breve e non esaustivo elenco.
Agnello e capretto di Sant'Anastasia
Le origini della meritata fama dell'agnello e del capretto di Sant'Anastasia sono connesse all'antica pratica della transumanza. I pastori abruzzesi, molisani e dell'Alta Irpinia erano infatti usi spostare gli armenti, verso il mare, nel periodo invernale.
Tappa importantissima di sosta e commercio, nel corso dei predetti spostamenti, erano le campagne di Sant'Anastasia. A seguito di tale circostanza gli operatori economici locali svilupparono una particolare competenza nelle attività di selezione e commercio delle carni ovine e caprine. Una pratica che si è trasmessa inalterata sino ai nostri giorni.
Salsiccia Napoli
Tipica salsiccia con impasto tagliato a mano in modo grossolano (a punta 'e curtiello) al quale si aggiungono talvolta pezzetti di mozzarella o provola. E' condita con sale, pepe e peperoncino (nella versione piccante), ovvero con semi di finocchio al posto del peperoncino (nella versione dolce). S'insacca in budelli naturali ed è legata, alle due estremità, con uno spago che le fa assumere una caratteristica forma ad U.
Noglia
Salsiccia di parti residuali di carne suina, particolarmente saporita ed ingrediente indispensabile per la preparazione di quel capolavoro culinario che è la Minestra Maritata. Per realizzarla si utilizzano intestini di maiale interi, lavati e messi a macerare con acqua, sale e limoni, assieme ad altre pezzature residuali della macellazione del maiale. La macerazione deve avvenire in un luogo fresco e dura da una settimana, ad una decina di giorni. Al termine della fase della macerazione si lascia sgocciolare, si macina e s'insacca in budello naturale, aggiungendo finocchietto, aglio e peperoncino.
Preparazioni da parti residuali della lavorazione del suino
Eredità di una cucina povera e contadina, che non sprecava nulla, ancora oggi molte pietanze gastronomiche locali utilizzano alcune parti del suino considerate poco "nobili".
Un esempio è fornito dai c.d. cigoli, costituiti da residui della cottura di parti grasse del maiale. Anche l'ottima zuppa di soffritto (o zuppa forte) è ottenuta da interiora di suino lesse e condite con grandi quantità di pomodoro e spezie.
Le zampe e il muso di maiale (o' per' e o' muss), infine, mischiati con altre interiora, lessati e conditi con succo di limone e sale, sono considerati, da molti, alla stregua di una vera e propria leccornia.
Salame Napoli
Tradizionale e pregiato salume, la cui ricetta richiede un impasto composto di una parte di carne magra di suino, una parte di grasso duro dello stesso animale, una parte di carne di vitello (quest'ultima macinata finemente). L'impasto così ottenuto, conciato e insaccato in un budello naturale, è soggetto ad affumicatura prima di essere stagionato.
Il Salame Napoli rappresenta una preparazione alimentare molto conosciuta, per la quale è stata recentemente avanzata una proposta di I.G.P.



